Privatizzare Villa Guglielmi: il liberismo in salsa PD


Lo splendido cortile della biblioteca comunale di Fiumicino, impreziosito dalla presenza di due eucalipti

Lo splendido cortile della biblioteca comunale di Fiumicino, impreziosito dalla presenza di due eucalipti

In Italia, la spending review si effettua tagliando fondi principalmente alla cultura ed all’istruzione. Fiumicino, un comune a targa PD, non si discosta dall’impostazione nazionale. Apprendiamo dal PEG (piano esecutivo di gestione) che, per risparmiare denaro, la giunta Montino (PD) intende pagare soggetti privati per gestire tutti i servizi della biblioteca comunale.

Esternalizzazione dei servizi bibliotecari e della struttura commerciale

Esternalizzazione dei servizi bibliotecari e della struttura commerciale

A peggiorare la situazione, l’esternalizzazione del servizio probabilmente comporterà una nuova spesa per il Comune, finalizzata a coprire costi che i privati affronteranno per gestire un bar sinora mai operativo. Questa struttura simile ad un bar viene indicata, all’interno del PEG, con il nome di “struttura commerciale”.

la struttura commerciale

La struttura commerciale composta da un bancone vuoto e da due distributori automatici

Ricapitolando: per contenere la spesa pubblica legata ai servizi bibliotecari (risparmiare), l’amministrazione PD spenderà di più facendo gestire a privati anche una struttura commerciale che precedentemente non comportava spese per il comune. Geniale!

Molti economisti liberisti sostengono che la privatizzazione di servizi pubblici, grazie alla concorrenza tra le aziende presenti nel “libero mercato”, comporti inevitabilmente un contenimento della spesa –un risparmio – per le pubbliche amministrazioni. Questa affermazione non trova riscontro nei pochissimi dati messi a disposizione dagli enti locali, come dimostreremo tramite una breve analisi del bilancio di due comuni, Firenze e Parma, uno amministrato dal PD, l’altro dal Movimento 5 Stelle.

L'esternalizzazione delle biblioteche comunali inizia a Firenze nel 2007, a Parma nel 2013 (fonte dati: Direzione Centrale della Finanza Locale del Ministero dell'Interno su elaborazione openbilanci.it)

L’esternalizzazione delle biblioteche comunali inizia a Firenze nel 2007, a Parma nel 2013 (fonte dati: Direzione Centrale della Finanza Locale del Ministero dell’Interno su elaborazione openbilanci.it)

A Firenze, la privatizzazione della gestione dei servizi bibliotecari inizia nel 2001, continua nel 2007 per intensificarsi sotto la guida di Renzi prima (PD, 2009-2013) e Nardella poi (PD, 2014-2015). Inizialmente il servizio era gestito direttamente dal Comune, offriva solide garanzie contrattuali ai dipendenti e costava circa 9 milioni di €. Nel 2009, sotto la giunta Renzi, i costi aumentano quasi del 40% superando i  12 milioni di € fino ad arrivare a 18 milioni di € durante i primi due anni del sindaco Nardella. Nel frattempo però, i lavoratori vengono licenziati oppure sono costretti a tagliarsi lo stipendio di 150 € o 300€ al mese a seconda dei casi . Una domanda sorge spontanea: ma come fanno ad aumentare i costi per la pubblica amministrazione se diminuiscono i salari dei  lavoratori? La risposta è semplicissima: il Comune continua a pagare circa 20 € alle cooperative, mentre nelle tasche dei bibliotecari precari arrivano tra gli 8 e gli 11 € lordi. Chi ci guadagna? Le cooperative vincitrici dei bandi di gara. Chi paga? I cittadini con le proprie tasse.

A Firenze, al contrario di quanto affermato dagli economisti, la privatizzazione ha più che raddoppiato i costi di gestione del servizio bibliotecario peggiorando la condizione economica dei lavoratori.

Analizziamo la situazione di Parma. Nel capoluogo emiliano,  la decisione di privatizzare i servizi di due biblioteche su 5, segue una logica di tagli generali dovuti all’enorme debito ereditato da Pizzarotti nel 2013 (800 milioni di €) e dai minori fondi erogati dai governi dei “non eletti”.  Alcune differenze con il modello di Firenze saltano immediatamente all’occhio guardando il grafico: la linea rossa, che rappresenta le spese per le biblioteche parmensi, parte dai 7 milioni di € del 2007 e si abbassa gradualmente fino a raggiungere i 4,3 milioni di € durante la gestione del M5S.  Anche qui, a seguito della parziale privatizzazione cominciata nel 2013, c’è un incremento di spesa, ma solo del 13% rispetto all’anno precedente. A differenza di Renzi, le spese non sono più cresciute negli anni successivi.

In conclusione, siamo contrari alla privatizzazione di un servizio pubblico ovvero di un bene comune come la Cultura, perché i costi aumentano ovunque e diminuiscono i diritti dei lavoratori. Al tempo stesso osserviamo però che vi sono due modi estremamente diversi di gestire l’esternalizzazione: uno virtuoso (Parma, M5S), l’altro estremamente dispendioso (Firenze, PD).

Chiediamo alla consigliera Velli di depositare un’interrogazione che richieda alla giunta l’ammontare  dei costi presunti dell’appalto (indicando le singole voci per servizi bibliotecari e gestione del bar), la descrizione del progetto di fattibilità tecnico-economico e gli obbiettivi specifici che l’amministrazione intende far raggiungere alla biblioteca tramite la privatizzazione. Ricordiamo che attualmente il personale della biblioteca costa circa 180.000 € e che, per stampare degli opuscoli sul turismo la giunta ha speso circa 60.000 € (24.500€ finanziati dalla Regione) nel 2013.

Amici di Beppe Grillo Fiumicino

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Un pensiero su “Privatizzare Villa Guglielmi: il liberismo in salsa PD

  1. Privatizzare? Se il Comune è intenzionato a “privatizzare” Villa Guglielmi e se come penso ci sono anche i “privati” pronti a “gestire”, l’Autorità competente e in questo caso il Comune, dovrebbe offrire a quei “privati” la gestione in APPALTO. Se sei interessato partecipi altrimenti lasci, Oppure, i privati interessati, e sembra che ce ne siano, chiedono il permesso di gestione di suolo pubblico e locali per un X tempo, senza costi per il Comune. Il Comune e le Autorità competenti, controllano la buona gestione e il buon mantenimento dei beni e il pagamento dei consumi. Il Comune è in diritto di chiedere una partecipazione economica (TASSA) ai gestori del bene Pubblico. E’ sbagliato pensare che dando in gestione privata ci sia del risparmio; i gestori privati si ritroverebbero tutti assieme formando “cartello” ricattando all’occasione i rappresentanti e/o amministratori. Perché invece non proporre a organizzazioni studentesche, a gruppi di giovani volenterosi di gestirli loro stessi?

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