#SfasciaItalia – Vieni a Ballare… a Maccarese


“Nella zona spacciano la morìa più buona. C’è chi ha fumato i veleni dell’ENI…”, canta Caparezza nella sua canzone “Vieni a Ballare in Puglia”

Tonnellate e tonnellate di kerosene (si stima intorno alle trenta per ora) sono fuoriuscite da tubi dell’oleodotto dell’Eni che porta carburante da Civitavecchia all’aeroporto di Fiumicino e sono andate a finire nei terreni agricoli, nel fiume Arrone e nei canali situati all’interno della Riserva Naturale Statale Litorale Romano per poi arrivare anche al mare. L’effetto immediato e visibile, già dopo solo poche ore, sono stati gli uccelli, molluschi, pesci e mammiferi trovati morti, asfissiati o contaminati. Le fuoriuscite sono state attribuite a vari tentativi di furto di carburante tra sabato 8 novembre e giovedì 13, fra Palidoro e Maccarese e sempre all’interno della riserva naturale. Furti del genere, o tentativi, sono stati riportati già da tanti mesi nella stessa zona ma evidentemente l’Eni non ha preso le precauzioni e misure di vigilanza necessarie e il Comune di Fiumicino non le ha “ricordato” di farlo. La zona dove si è verificato questo recente disastro ambientale è la stessa dove si trovano anche i due impianti a biogas della Maccarese Spa (Viale Maria). Tutto questo, in un territorio che fa parte della riserva naturale “protetta”. Primi passi della distruzione della riserva…

Proprio nella stessa settimana si è scoperto che varie trivelle della società Spea, incaricata dal gestore AdR – Aeroporti di Roma, effettuano carotaggi nei terreni adiacenti alla pista 3, al nord dello scalo, sempre nella zona Maccarese e all’interno della riserva naturale Litorale Romano, nella terra della Maccarese Spa di proprietà Benetton, come lo è anche la AdR. La Maccarese, grande azienda agricola – oggi Maccarese Spa – sorge sui terreni già di proprietà dell’ente pubblico Iri ed è stata privatizzata nel 1998 e venduta al Gruppo Benetton. La zona dei carotaggi dista poco da quella dello sversamento di kerosene. Il tema dell’estensione del sedime aeroportuale fa discutere già da anni. Pare che qualcuno lo voglia. I cittadini di Fiumicino certamente no. Il governo Monti, proprio i giorni delle sue dimissioni, regala milioni di euro all’anno alla AdR. Come ha riportato varie volte il Comitato FuoriPista, altri scali di alto movimento, come quello di Heathrow a Londra, gestiscono benissimo il proprio traffico con solo tre piste. Ma il giallo del raddoppio o no del Leonardo Da Vinci continua, tra il Sindaco Esterino Montino che dichiara che a quanto ne sa non si intende farlo e il Ministro dei Trasporti Lupi che descrive il raddoppio dell’aeroporto di Fiumicino come una delle “grandi opere” previste dallo SfasciaItalia. L’opera – come ideata dalla AdR – prevede costruzione di alberghi, centri congressi, negozi: cemento, cemento, cemento…

Mentre la AdR dichiara alla stampa locale che i sondaggi non erano collegati alla costruzione di una quarta pista ma alla “normale e prevista attività di monitoraggio del terreno circostante il sedime aeroportuale”, il Comitato FuoriPista informa che la società Spea “ha dichiarato che si tratta di sondaggi propedeutici alla costruzione della IV Pista”. Forse deve informarci il governo, una volta per tutte, che intenzioni ha relativamente al sedime dell’aeroporto.

Ricapitolando:

– viene approvato il decreto SfasciaItalia al Parlamento (il 30 ottobre alla Camera e il 5 novembre al Senato) e diventa legge aprendo la strada, tra altro, alla cementificazione dell’Italia;

dal 8 al 13 novembre accadono vari tentativi di furto all’oleodotto dell’Eni provocando un immenso sversamento di kerosene nella zona della riserva naturale nei pressi di Maccarese e un grande disastro ambientale;

– nella stessa settimana si effettuano carotaggi da parte della Spea (azienda Benetton) dopo l’incarico della AdR (azienda Benetton) in terreni della Maccarese Spa (azienda Benetton) confinanti con l’aeroporto, a pochi chilometri dalla zona del disastro ambientale.

Distruggendo una riserva, si tolgono un po’ di ostacoli per la cementificazione. Forse qualche forza maggiore, qualche dio, qualche potere oscuro ha dato una mano agli amici degli amici che hanno il cemento in mente…

D’altronde, non è la prima volta che le società della famiglia Benetton si incontrano con il gruppo Eni… Avendo, ad es., come collegamento il nome di Stefano Cao: diventato amministratore delegato della Sintonia (azienda dei Benetton), proveniente dal gruppo Eni. Oppure quello di Gian Maria Gros-Pietro: privatizzatore, presidente dell’Iri nel 1998, anno di vendita della Maccarese Spa ai Benetton, privatizza anche il Gruppo Autostrade nel 1999 per poi diventare, a fine anno, presidente dell’Eni. Per tre anni, perché nel 2002 passa al Gruppo Benetton e diventa presidente della Atlantia Spa (azienda dei Benetton), proprio quella a cui aveva svenduto le autostrade italiane quando era presidente dell’Iri

Coincidenze?

Ma noi stiamo a osservarvi… E a fare fiato sul collo!! Ai politici e a ciò che li circonda…

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